«Mentre un profondo silenzio
avvolgeva tutte le cose,
e la notte era a metà del suo corso,
la tua Parola onnipotente dal cielo,
dal tuo trono regale, discese…» (Sapienza 18,14-15).
Così il libro della Sapienza ci fa meditare sul mistero infinito dell’amore di Dio che si manifesta nella nascita del Bambino Gesù, Dono dei doni, Dono di Dio per ogni uomo, Dono da accogliere e da testimoniare.
«Il Verbo si fece carne
e pose la sua tenda in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità» (Giovanni 1,14).
San Giovanni ci permette di toccare con le sue mani e vedere con i suoi occhi la Gloria del Figlio unigenito del Padre fatto Bambino, a compimento di secolari profezie: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!» (Isaia 63,19); «Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio» (Isaia 9,5).
IL PRESEPE DEL NATALE 2025

Il presepe è realizzato con pastori e edifici di José Luis Mayo pubblicati dall’editrice Del Prado nel 2000. Piccole case sulle colline, un mulino a vento, una vigna, un villaggio pieno di persone e il castello di Erode fanno da corona alla grotta della Natività. Semplice e armonioso nel suo complesso, il presepe ci aiuta a contemplare il mistero immenso di Dio fatto uomo per amore!

Al centro del presepe si nota la grotta della Natività con il Bambino Gesù, sfolgorante di luce, in braccio alla Vergine Maria e con san Giuseppe che li custodisce. Un fuoco arde nella casa, riscaldata anche dall’asinello e dal bue, che esce dalla stalla. Un angelo, posto alla sommità del tetto, canta il Gloria. Alcuni pastori, con le loro pecorelle e un dromedario accovacciato, adorano il Bambino. Alle spalle della grotta, troviamo una porta, è Gesù che ci invita ad accoglierlo: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato» (Giovanni 10,9). Vogliamo adorare il Signore, Bambino nato per noi, accogliendolo e consegnandogli la nostra vita e le opere buone che ci dona di compiere.

A destra si può ammirare l’arrivo solenne dei Re Magi, che superano un ponte con il loro corteo, uomini, donne e bambini, mentre si allontanano dal re Erode, posto in alto tra le guardie del suo castello, attorno al quale non cresce nemmeno l’erba, tanto è il male che alberga nel cuore del re. Una mamma con il suo bambino e altri pastori camminano verso Gesù Bambino. Camminiamo anche noi incontro al Signore, che ci interpella con la sua Parola e ci invita ad accoglierlo, amarlo, servirlo, anche nel prossimo e nei fratelli e sorelle che ci dona di incontrare.

In fondo a destra un angelo annuncia a dei pastori, posti attorno al fuoco a custodia del gregge, la nascita del Bambino e li invita a mettersi in cammino, indicando la direzione, per andare ad adorarlo. Insensibili all’evento della nascita di Gesù, una donna continua a lavare i panni, un uomo è intento a spaccare legna e un altro rimane seduto. Nonostante l’indifferenza del nostro tempo, il Signore si serve di persone e di fatti concreti per invitarci a vivere il presente con la fiducia e la forza che ci vengono dal dono dello Spirito Santo.

Al centro, in basso, notiamo un contadino che ara con una coppia di buoi. Ci ricorda i detti del Signore: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Matteo 11,29) e «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio» (Luca 9,62). Il Signore porta con noi il giogo della nostra vita e ci invita ad andare sempre avanti fiduciosi e forti nel suo amore.

Sopra i buoi, dei bambini, presi dai loro giochi, voltano le spalle al Bambino Gesù, che ci invita a non lasciarci distrarre dalle cose di questo mondo, ma ad amare «il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente» (Matteo 22,37).

A sinistra della grotta della Natività scorgiamo il pozzo per l’acqua: «Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza» (Isaia 12,3). Osserviamo il villaggio pieno di persone al lavoro in casa: un falegname, un vasaio, uno spaccapietre, un calzolaio, un fabbro, una fornaia, una mugnaia, una contadina che nutre la gallina e i pulcini, il vitellino, la scrofa e il maialino. Dove è presente il Verbo della Vita trionfa la vita nel suo splendore e nel suo continuo fluire verso la vita eterna, anche attraverso la dignità, la bellezza e la responsabilità del lavoro, qualunque esso sia.

Ancora più a sinistra, troviamo un contadino nel suo orto mentre semina, immagine del Seminatore che «semina la Parola» (Marco 4,14) e una vigna piena di grappoli d’uva raccolti da una donna, pestati nel tino da un uomo e portati da un vignaiolo in dono al Bambino Gesù a dorso di un asinello. Sul bordo, accanto alla vigna, notiamo un tronco germogliato, che ci rimanda alla celebre profezia: «Un virgulto spunterà dal tronco di Iesse» (Isaia 11,1), sulla nascita del Messia, Gesù, dai discendenti del Re Davide, figlio di Iesse. Siamo tutti invitati dal Signore a servirlo nella sua Vigna, la santa Chiesa e a portare frutti di opere buone: «Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna» (Matteo 21,28), vendemmia «perché le sue uve sono mature» (Apocalisse 14,18).

Il Signore ci doni la grazia di accoglierlo ogni giorno e vivere e testimoniare il suo amore… e sarà sempre Natale! Auguri!
d. Angelo

