Novena e Festa 2025

Durante la Novena e la Festa di san Bruno, le meravigliose quattro tele, opere di Dorbes, dono del priore dom Ignazio Iannizzotto, hanno arricchito non solo le pareti della nostra chiesa, ma anche i cuori di tutti i fedeli, suscitando momenti di riflessione e di maggiore consapevolezza nella fede, scaturita dal soffermarsi nella lettura degli episodi salienti della vita di san Bruno che le pennellate sapienti dell’artista ci hanno donato. Ecco come abbiamo vissuto la Novena e la Festa, seguendo il ricco programma:

Sabato 27 settembre – Con san Bruno, uomo di gioia
Nel pomeriggio, i ragazzi e le ragazze della parrocchia hanno vissuto la gioia di stare insieme con Mago Marioscko in uno spettacolo di magia e giocoleria che li ha visti molto partecipi ed entusiasti.
Iniziando la Novena, siamo stati esortati, come fedeli devoti di san Bruno, a invocarlo perché porti sempre di più la gioia della risurrezione nei nostri cuori.
Il caro don Lorenzo Tortorella, vicario parrocchiale di S. Aurelio Vescovo in Arghillà, ha presieduto l’Eucaristia e ci ha consegnato tre parole che ritroviamo nella liturgia odierna e nella vita di san Bruno: equilibrio, umanità e gioia.
L’equilibrio è la misura del cristiano, vivere in mezzo a due estremi, entrambi non buoni perché ogni estremo, anche se può sembrare bello e interessante, porta con sé un eccesso. Il peccato sta nello squilibrio della gestione, infatti dal vangelo di oggi capiamo che il peccato non è il possedere beni quanto l’essere posseduti dai nostri beni.
Il ricco del vangelo si è lasciato possedere dai propri beni perdendo la sua identità, la sua umanità, divenendo schiavo dei suoi beni, ha perso la sua libertà. Tutto può portare a forme di schiavitù, a perdita di umanità, non solo i beni materiali, ma anche le cose più belle come gli affetti possono creare dipendenze e tutte le dipendenze sono sempre negative, invece il Signore ci vuole persone libere in Cristo.
Persone libere come san Bruno che aveva sempre la gioia nel volto. Non si è mai privato della gioia perché pur mancando di tante cose, non era mai privo del sorriso che rivelava ai suoi discepoli quanto fosse colmo di Dio. Le letture bibliche ce lo dicono: “Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe”. Beato vuol dire felice. Quando invochiamo con fiducia il Signore e nelle difficoltà ci rivolgiamo a lui, magari non subito e in modi impensabili non rimaniamo privi della sua consolazione, della sua tenerezza e del suo amore.
Il Signore ci aiuti a mantenere l’equilibrio, l’umanità e la gioia vissute da san Bruno.
In serata, nel salone parrocchiale, ci siamo gustati “Armonia di note”, uno splendido concerto offerto dal duo di fisarmoniche composto dalle bravissime Chiara e Giuditta Arena, che ci hanno deliziati con la loro concordanza di note e di cuori.

Domenica 28 settembre – Con san Bruno scegliamo Dio al di sopra di tutto
San Bruno pone Dio al di sopra di tutto, lascia il prestigio del mondo e nel silenzio scopre sempre di più Dio e se stesso e a Dio affida l’umanità nella preghiera. Con l’aiuto di san Bruno vogliamo porre Dio al di sopra di ogni cosa, di ogni persona.
Anche in questa domenica, alle 10:00, il nostro caro mons. Angelo Casile, nostro parroco, si è rivolto soprattutto alle famiglie e ai bambini parlando anche della reliquia di san Bruno, un frammento osseo, posta sull’altare.
Nell’omelia, don Angelo per prima cosa ha rapportato l’egoismo, la spensieratezza dei ricchi della prima lettura alla nostra società con il “vino dei gaudenti” del fare sempre festa, del vivere in maniera spensierata, mentre il mondo brucia in guerre terribili. Anche nel vangelo c’è un uomo ricco, che però non ha un nome proprio perché ha perso la sua identità, è soggetto alle sue ricchezze, sono loro che in realtà possiedono il suo cuore. La ricchezza in sé è uno strumento e può essere un bene, ma se la usiamo soltanto per noi stessi ecco che la ricchezza ci ruba il cuore. Invece il povero si chiama Lazzaro, che significa Dio aiuta. Dio ci aiuta sempre, siamo come Lazzaro, siamo voluti bene dal Signore, sempre!
A differenza dell’uomo ricco che ha posto se stesso e la sua ricchezza al centro della propria vita, san Bruno mette Dio al centro della sua vita proclamando sempre la bellezza dell’amore di Dio. Permettiamo alla bontà di Dio di trovare casa nei nostri cuori, nelle nostre famiglie.
Alle 11:30, la Messa è stata presieduta da don Simone Gatto, rettore del Seminario Arcivescovile, che ha ringraziato don Angelo per la cura e l’attenzione con cui ogni anno prepara il novenario, aiutando così tutti quanti noi a crescere nella conoscenza, nella sensibilità, nella spiritualità di san Bruno.
Il profeta Amos mette in evidenza le opere della giustizia che il povero vive radicato nel Signore e che il ricco non vede, anzi sfruttando in modo oppressivo le debolezze del povero accresce la propria ricchezza e il proprio prestigio nell’ingiustizia.
San Bruno, cresciuto inizialmente nell’agiatezza, attraverso lo studio, la preghiera, la ricerca sincera del volto del Signore fugge da tutto questo e in un luogo deserto, cerca il Signore, non sta alla tavola dei potenti, non si presta al gioco degli arroganti, non beve la larga coppa dell’ingiustizia, sceglie invece la povertà, diremmo con san Paolo la sublimità di Cristo.
La parabola del ricco epulone evidenzia il modo di rapportarci alla ricchezza e alla povertà nell’incontro tra noi, nell’attenzione agli ultimi. Il ricco è indifferente verso Lazzaro, nemmeno lo vede. Lazzaro riceve il premio eterno per le privazioni subite in terra.
San Bruno attraverso il carisma del nascondimento ci dice che è ancora possibile scegliere il silenzio della preghiera come una risposta ai rumori del mondo.
Alle 18.30 abbiamo celebrato con don Davide Tauro, il nostro caro vice parroco e amministratore parrocchiale di S. Nicola di Bari in Vito, sempre disponibile e attento verso tutti noi.
Anche don Davide si è soffermato sul rapporto tra ricchezza e povertà, annotando anche che se Amos è il profeta dei poveri, Luca è l’evangelista dei poveri. Se non siamo capaci di vedere Cristo nell’altro, in modo particolare nei poveri, non riusciremo mai ad amare davvero Dio al di sopra di tutte le cose.
Dio è amore e questo amore si manifesta nei gesti di solidarietà, di compassione e di aiuto del prossimo.
Amare Dio al di sopra di tutte le cose significa accettare l’azione del Creatore nella nostra vita, ritenersi sempre dipendenti da lui, proprio come Lazzaro, prendendo la nostra croce e seguirlo senza deviare dal cammino ed entrare dalla porta stretta, vivendo la giustizia, la pietà, la fede, la carità, la pazienza, la mitezza, come diceva l’apostolo Paolo consegna al suo discepolo Timoteo.
I primi due comandamenti sono l’uno il completamento dell’altro, non possiamo dire di amare Dio e non amare i nostri fratelli. Se mettiamo al di sopra Dio allora saremo capaci certamente di amare e servire i nostri fratelli. Ci aiuti san Bruno a vivere il primato di Dio nelle nostre scelte.
In serata, siamo stati conquistati dalla splendida commedia “Due matrimoni e un funerale” del Gruppo artistico “Blu Sky Cabaret”. Equivoci e risate in una famiglia che tira a campare con espedienti. È bello pregare e divertirsi, stare e crescere insieme, diffondere cultura e partecipazione.

Lunedì 29 settembre – Con san Bruno proclamiamo la bontà di Dio
Contempliamo la bontà di Dio, la Bonitas come amava ripetere san Bruno. La bontà di Dio che ci rende sempre più buoni, che ci rende capaci di compiere il bene che lui ha pensato per noi. Dio ci vuole bene, ci vuole salvi, ci vuole felici; ecco la bontà di Dio che diventa bene per ciascuno di noi.
Abbiamo celebrato la Messa con il carissimo don Vincenzo Pace, amministratore parrocchiale di S. Maria Regina della Pace in S. Leo di Pellaro, figlio della nostra comunità parrocchiale. Si rafforza sempre più il nostro legame con lui, inevitabilmente emozionato ancora come il 25 giugno di due anni fa quando ha celebrato con noi la sua prima messa da presbitero.
Partendo da Natanaele, don Enzo ci ha aiutati a comprendere che c’è sempre il Signore che ci ascolta, che ci vede, che è più forte della nostra debolezza. Anche i santi Arcangeli, dei quali ricorre la festa, ci aiutano a comprendere la presenza di Dio. San Michele, la potenza di Dio, è raffigurato con la spada ed è sempre pronto a difenderci dalle potenze del male. San Gabriele, la fortezza di Dio, porta non un semplice annuncio, ma l’annuncio degli annunci a una giovane donna, Maria, che dice “sì” al Signore e realizza l’incarnazione di Gesù Cristo. San Raffaele, la medicina di Dio, ci ricorda che anche noi abbiamo bisogno di essere guariti dal Signore dalle cecità del nostro cuore che ci impediscono di vedere Dio.
Vivere la fede con umiltà ci consente di essere come i nostri santi, come san Bruno. Egli leggeva con il proprio cuore la bontà di Dio ed esclamava: “Dio è bontà!”. Dio è capace di combattere la buona battaglia, per questo ci ha assegnato un angelo che ha l’ufficio di lottare per il bene con noi e per noi. C’è un angelo del Signore che fa dire a Gesù, come ha detto a Natanaele: “Prima che Filippo ti portasse da me io ti ho visto”. Gesù ascolta le nostre sofferenze, ci invita a non temere, perché è vicino a ciascuno di noi, ci ha creato per la gioia e gli angeli ci aiutano pian piano a raggiungere il Regno dei cieli.

Martedì 30 settembre – Con san Bruno viviamo la centralità di Gesù Cristo
Come san Bruno mettiamo Gesù al primo posto della nostra vita, nelle piccole e grandi scelte. Il Signore ci ama di un amore gratuito, infinito, perenne, fedele.
Stasera abbiamo avuto la gioia di accogliere il caro mons. Giacomo d’Anna, parroco di S. Maria d’Itria, fraterno amico del nostro caro don Angelo con cui ha condiviso il Seminario a Catanzaro.
All’inizio dell’omelia, don Giacomo ha ricambiato i sentimenti di paternità, affetto, sincera amicizia con don Angelo e di gratitudine per i tanti momenti di condivisione ad alti tassi di qualità, specie nel teatro, che ci aiutano a crescere nella fede, nella speranza e soprattutto nella carità.
E proprio sul tema della carità si è soffermato don Giacomo, partendo dalla festa liturgica di san Girolamo, il santo che ha tradotto in latino tutti i testi dell’Antico e del Nuovo Testamento, poiché non è possibile conoscere e amare Dio, Gesù Cristo se prima non conosciamo la sua Parola.
Occorre che la Parola letta e meditata diventi stile di vita, impegno forte di conversione come per i grandi santi, come per san Bruno che visse lasciandosi illuminare dalla Parola, così la Caritas, l’amore di Dio può risplendere in ciascuno di noi. San Bruno, proprio perché innamorato di Cristo, non ha vissuto l’amore solo come predicazione verbale, ma come un uomo di Dio che è veramente annunciatore e testimone della carità che sa mettere Dio al primo posto nella propria vita. La vita di san Bruno proclama che “Dio è Amore!”, come ci insegna san Giovanni. Dio è Amore che si dona nel Figlio e nello Spirito e ci chiede di amarlo con tutto il cuore per essere testimoni credibili nella società in cui viviamo.
Dopo la Messa, in Chiesa, si è svolto il “Concerto di canti di lode al Signore e alla Vergine Maria” della Corale Polifonica “Mater Dei” di Reggio Calabria. L’armonia delle voci dei grandi e dei piccoli, diretti da Mariaflavia Bellantone e Caterina Zeffiro, ci ha regalato un meraviglioso momento di lode e di gioia.

Mercoledì 1° ottobre – Con san Bruno proclamiamo la sapienza della Croce
San Bruno sceglie Gesù come segno della bontà di Dio, segno vivo, potente e viene segnato per sempre, non nella carne come san Paolo, ma nel suo cuore. Guardando a san Bruno, guardiamo a Cristo Crocifisso, per vivere la croce della nostra vita con fede e abbandono a Dio.
Con l’Ufficio di San Bruno e l’Eucaristia abbiamo rinnovato l’incontro tra la nostra parrocchia e il carissimo don Bruno La Rizza, rettore del Santuario di S. Maria del Bosco in Serra San Bruno, luogo dove è vissuto ed è morto san Bruno. Don Bruno ci ha portato i saluti cordialissimi di dom Ignazio Iannizzotto, priore della Certosa di Serra San Bruno, che custodisce nel cuore l’incontro avuto con noi l’anno scorso, ha una grande stima e gioia per questa comunità che venera san Bruno e ha benedetto i confetti, che saranno distribuiti alla fine, per indicare l’affetto e il sodalizio tra noi, espressione dello “sposalizio” con il nostro Santo, “sposo” di Serra San Bruno, che ama e difende tutti i suoi devoti.
Oggi, memoria di s. Teresa di Gesù Bambino, don Bruno ha ricordato la visita delle reliquie di s. Teresina alla Certosa e come i monaci le guardavano strabiliati e pieni di gioia al pensiero di trovarsi vicino alle ossa della santa, pensando che aveva ricalcato un po’ la vita di san Bruno, dei certosini, la loro stessa vita. Percorrendo la via breve e semplice dell’amore, s. Teresa ha vissuto la perfezione evangelica ed è stata nel cuore della Chiesa con la sua vita fatta preghiera. Morta a ventiquattro anni, di cui dieci nel Carmelo, il suo annichilirsi nel Signore e offrirsi per le Missioni, l’hanno resa protettrice dei missionari, pur non essendo mai uscita dal convento.
Anche san Bruno abbandona tutto, lui che era al centro dell’attenzione culturale, filosofica, teologica, per incontrare il Signore, va alla ricerca di Dio e trova la strada della preghiera assoluta, del silenzio assoluto, dello stare totalmente davanti al Signore, perché aveva trovato la verità: Solo il Signore è l’unico grande Bene per il quale vale la pena vivere.
Oggi non c’è nessuna ricerca di Dio, nessuna ricerca dell’assoluto. Il materialismo, le cose, il proprio egoismo sono imperanti, non c’è la ricerca di Dio e non c’è ricerca della verità, del senso delle cose, del fine delle cose, del senso della nostra vita. Si vive trascinati da un modo di vivere materialista che mette al centro se stessi, il potere, il profitto, il denaro.
San Bruno ci insegna che la vita è dono al Signore, scelta cosciente e lieta di vivere davanti alla sua presenza del Signore, di stare in preghiera davanti a lui a nome e per tutta l’umanità, di offrire se stessi al Signore in modo gratuito, totale e gioioso. E così, invece di chiedere grazie nelle preghiere, la nostra preghiera invoca la Grazia che è Gesù Cristo, il dono del suo Spirito Santo. Portiamo davanti al Signore tutto ciò che ha bisogno di salvezza: sofferenze, malattie, problemi nostri e del mondo, guerre. Il Signore intervenga con la sua grazia e con il suo amore perché sempre vinca l’amore in noi e nel mondo.

Giovedì 2 ottobre – Con san Bruno percorriamo la via dell’amore
San Bruno con la sua vita ci ricorda che l’amore a cui ci chiama il Signore è un amore verso una persona che è presente. Ogni cosa, ogni pensiero, ogni istante della nostra vita dovrebbe essere vissuto tenendo conto della presenza di Gesù Risorto, siamo presenti a lui e lui è presente a noi.
Nella Messa abbiamo accolto il caro don Francesco Velonà, cancelliere della nostra curia e novello parroco di S. Caterina. Possiamo dire che, come dal costato di Adamo è scaturita Eva, dal costato della parrocchia di S. Caterina è scaturita la nostra parrocchia nel 1957.
Don Francesco ci ha esortati a vivere in grande unione di cuore con la Chiesa, che ci accompagna, ci è madre e ci è vicina. Fidiamoci sempre più della Chiesa, della Chiesa di Cristo perché è lui che la guida, è lui che la sostiene in tutte le fatiche che noi cristiani viviamo nella nostra umanità.
Nella Parola di oggi, memoria dei santi Angeli custodi, il Signore, nell’Esodo, dice: “Io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato”. Ti mando un angelo, che ti sta davanti, che ti guida, che ti apre la strada, che ti custodisce per farti entrare nel suo regno. Questa è la nostra missione, il cammino, la meta: entrare nel regno di Dio. Ciò è possibile attraverso l’amore, vivendo l’amore che abbiamo ricevuto da Dio attraverso le nostre famiglie, i nostri genitori e che siamo chiamati a trasmettere anche noi, nella vita quotidiana, in tutti i momenti che viviamo ogni giorno.
Siamo chiamati ad accogliere il Signore e come possiamo accoglierlo? Il vangelo ci pone l’esempio del bambino. Il più grande, dice Gesù, è come un bambino che si fida e affida la sua vita a un altro, così dobbiamo fidarci e affidarci al Signore. Sia questa la nostra preghiera: chiediamo di cuore di crescere nella fede, avere il cuore di un bambino che possa tendere la mano al Signore e piano piano camminare verso di lui. Non fermiamoci, fidiamoci, affidiamoci, lasciamoci accompagnare dal Signore.
In serata, mons. Angelo Casile ci ha guidati nella maggiore conoscenza della nostra chiesa proponendoci un viaggio spirituale: “Scopriamo i tesori di san Bruno”, che ci ha svelato memorie e opere che rimandano a san Bruno e che rinnovano la nostra devozione verso il Santo.
Al termine della serata, ci siamo ritrovati insieme per cenare gustando panini con la salsiccia e tanta allegria.

Venerdì 3 ottobre – Con san Bruno amiamo tutti i fratelli
San Bruno vive verso i fratelli un amore totale, delicato e concreto. Se amiamo veramente una persona siamo rispettosi e premurosi nei suoi confronti. Nella preghiera, rimanendo davanti al Signore, si portano a lui tutti i fratelli e sorelle con i loro problemi e con la loro concretezza di vita.
Il caro don Vincenzo Attisano, che guida la parrocchia di S. Stefano in Aspromonte, ha presieduto l’Eucaristia, ricordando con emozione quella avvenuta nella nostra chiesa quattro giorni dopo la sua ordinazione. Rientrato da poco dal Cammino di Santiago di Compostela, ci ha confidato che la fatica più grande non è percorrere chilometri a piedi, ma scendere nell’abisso del proprio cuore e se ci pensiamo san Bruno, i certosini: scendono continuamente, ogni giorno, nell’abisso del proprio cuore.
Forse pensiamo che il vangelo odierno non parli a noi, ci sentiamo fuori da questi “guai”, ma in realtà ci interroga personalmente. Guai a te, perché non ti rendi conto di quanta grazia c’è nella tua vita, non lasci che il Signore trasformi completamente la tua vita. Dio scrive continuamente nella nostra storia, ed è bello che il vangelo di oggi coincida con questa giornata, in cui guardiamo alla figura di san Bruno accostata all’amore per i fratelli. Perché è l’amore che rende grande la nostra vita, quell’amore che molte volte calpestiamo, travisiamo mentre l’amore vero verso il Signore passa attraverso l’amore per gli altri.
Preghiamo per la fine delle guerre nel mondo, ma non facciamo i conti con le guerre che ci portiamo dentro, con l’abisso che separa il nostro cuore, noi e Dio, noi e gli altri.
Dio ci dona tempo per amare il bene e per poterci amare, non c’è un amore concreto per se stessi se non passa prima per l’amore verso gli altri. Per l’intercessione di san Bruno chiediamo la grazia di essere nel mondo “certosini” che stanno in mezzo alla città e che sanno portare il buon profumo di Cristo.
Nel salone, dopo la Messa, abbiamo vissuto due ore di serena allegria con la commedia “I sordi ci fannu viniri a vista all’orbi”, messa in scena dagli amici del “Blu Sky Cabaret”. Il male che c’è attorno a noi e dentro di noi è vinto dalla vita che nasce, dal bene che trionfa, dall’onestà che premia.

Sabato 4 ottobre – Con san Bruno gustiamo la preghiera
Gesù ci invita a pregare attraverso semplici parole: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Chiedete, cercate, bussate al cuore di Dio, al cuore di Gesù per ricevere la sua grazia, trovare il suo amore. San Bruno ci insegna che la preghiera è l’incontro del nostro cuore con il cuore di Dio.
Nel pomeriggio, i più piccoli si sono ritrovati insieme per giocare e divertirsi guidati dalle catechiste e dagli educatori di ACR e AGESCI.
La celebrazione eucaristica è stata presieduta da mons. Giovanni Polimeni, rettore di Maria Ss. Annunziata, che nell’omelia, partendo dalla richiesta degli apostoli a Gesù: “Signore, accresci in noi la fede”, ci ha ricordato che la fede è dono di Dio. È un dono per coloro che si aprono con tutto il cuore al Signore, poiché non siamo padroni della fede né possiamo imporla agli altri, possiamo solo accoglierla con gratitudine. Occorre pregare il Signore perché aumenti la nostra fede e la nostra fiducia in lui, perché nulla è impossibile a Dio e tutto è possibile per colui che crede. San Bruno è stato un grande cercatore di Dio attraverso la solitudine, la preghiera e lo studio, cardini e anima della sua vita e della vita della Certosa.
Vivere da cristiani è bello ma impegnativo e spesso difficile perché significa andare contro corrente, perciò la nostra vita deve essere sostenuta dalla preghiera e senza essa ci agitiamo senza efficacia. Abbiamo bisogno di momenti dedicati alla preghiera poiché nella preghiera incontriamo Gesù, gli parliamo, lo ascoltiamo, lo accogliamo con amore, gli rispondiamo con la vita. Lasciamoci guidare da Gesù, che ci insegna a volerci più bene, a perdonarci, a risanare le ferite, a portare gli uni i pesi degli altri, a gustare le piccole gioie quotidiane nella famiglia e nella comunità.
La preghiera delle preghiere è l’Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana. Nell’Eucaristia Dio è con noi con il dono della sua vita e con la sua reale presenza si fa pane di vita eterna, per questo “non possiamo vivere senza celebrare il giorno del Signore”, come dicevano i martiri di Abitene.
San Bruno, che si nutriva continuamente della parola di Dio, ci aiuti a vivere come ci ha insegnato Gesù. Sia lui la nostra ragione di vita, lui che si è fatto nostro servo e senza il quale non possiamo fare nulla.
In serata, sul palco si è esibito il grande maestro Alessandro Santacaterina, con uno spettacolo musicale d’eccezione al suono della chitarra battente e di piccoli strumenti da lui stesso costruiti.

Domenica 5 ottobre – Con san Bruno lodiamo la Vergine Maria
Nel Giorno del Signore abbiamo vissuto tre celebrazioni eucaristiche presiedute da diversi presbiteri. Con san Bruno nella novena cantiamo la lode a Maria Santissima. Come Maria dice di sì all’angelo e realizza il progetto di Dio, cosi anche san Bruno nel suo cuore dice di sì a Dio e lo segue nel silenzio della preghiera.
Alle 10:00, don Antonino Sgrò, parroco di S. Domenico, ha condiviso soprattutto con i più piccoli l’idea che per riuscire a perdonare sempre, come ci chiede Gesù, bisogna avere una grande fede e per trovarla bisogna fare silenzio, tanto da riuscire a sentire il battito del proprio cuore perché solo nel silenzio si può ascoltare la voce di Dio.
Il Signore a volte può permettere che la nostra vita sia condotta su sentieri difficili, da dove si vorrebbe scappare, situazioni di dolore, di malattia, eppure qualche volta l’albero della nostra vita è piantato lì, il Signore ci chiede di stare là e se staremo lì, per fede daremo frutti meravigliosi, perché è il Signore che ce lo chiede. Guardiamo a Maria, quale mamma vorrebbe stare sotto la croce e vedere morire suo figlio? Però Maria ha detto sì, è stata lì, perché ha capito che da lì sarebbe passata la salvezza per l’umanità, per ciascuno di noi, è stata come un albero piantato nel mare, un luogo apparentemente assurdo, impossibile, ma quel sì detto per fede ha prodotto, anche con l’intercessione di Maria, con il suo sacrificio, la nostra salvezza.
Così è la nostra vita. Il Signore ci può mettere in situazioni assurde, ma se lui lo vuole e lo permette, con la nostra fede, col nostro sì in quella situazione forte, di disagio, porteremo i frutti più belli, come è stato per Maria, come è stato per san Bruno.
Durante la Messa delle 11:30, presieduta da mons. Angelo Casile, abbiamo pregato insieme la Supplica a Maria, Vergine del Santuario di Pompei.
La parola di Dio di questa domenica ci invita ad avere fede. Fede che nella vita quotidiana diventa fedeltà, fedeltà a Dio, fedeltà al prossimo e nel matrimonio diventa fedeltà reciproca nell’amore, come per Giuseppe e Rossella che hanno celebrato cinquant’anni di matrimonio.
Il profeta Abacuc ci trasmette una visione che attesta un termine al male. Anche se il male perdura nel tempo e la violenza subita sembra non finisca mai, il Signore certo verrà e non tarderà e porrà fine al male. Queste parole si sono compiute con la venuta di Gesù, ma si compiono nella fede ogni giorno. Siamo certi che il Signore prima o poi, secondo i suoi tempi, porrà fine a questo male che non è eterno. Ci viene chiesto di continuare ad avere fede nel Signore che ci guida nel tempo, nella storia, come Buon pastore.
Anche san Paolo ha esortato Timoteo, suo discepolo e vescovo a Efeso, di ravvivare il dono di Dio ricevuto mediante l’imposizione delle mani. Anche noi abbiamo ricevuto l’imposizione delle mani nel Battesimo, nella Cresima e nel Matrimonio, quanti sono sposati, ravviviamo quindi il dono di Dio: l’essere figli di Dio. I suoi doni ci custodiscono nella vita, nonostante le avversità che sperimentiamo.
Alle 18:30, l’Eucaristia è stata presieduta da don Angelo Pensabene, amministratore parrocchiale di S. Teodoro di Bagaladi. Don Angelo ha spezzato il pane della Parola con profondità e dolcezza notando che se il profeta grida al Signore “implorerò aiuto e non ascolti” è perché a volte sentiamo Dio lontano da noi, ma sappiamo che il Dio con noi non ci può abbandonare. A Mosè dal roveto ardente il Signore rispose “Io sono colui che sono”, io ci sono, sono presenza, io non ti lascio solo.
Gesù ci ha rivelato Dio che è Padre consegnandoci la splendida preghiera che è il Padre Nostro. Siamo realmente suoi figli per grazia e se abbiamo questa consapevolezza cosa ci manca?
Gratuitamente abbiamo ricevuto l’amore di Dio e gratuitamente lo doniamo. L’amore di Dio che raggiunge il nostro cuore ha sempre una faccia rivolta verso l’altro, se lo lasciamo fiorire, fiorisce la nostra vita e fiorisce la vita di chi ci sta accanto.
La particolare devozione di san Bruno verso Maria è la via verso Gesù. Non ci può essere vero discepolo di Gesù se non si accoglie Maria, sua Madre. Lei è veramente umile e si fida di Dio, con tutta se stessa, anche con la ragione e ciò che non riesce a capire lo custodisce nel cuore.
Nel salone parrocchiale, si è svolta la commedia brillante “Notizi di la Merica”, della Compagnia teatrale “Angela Barbaro”, che ci ha deliziati con le vicende di una famiglia in ricerca del fidanzato di una giovane emigrato in America.

Lunedì 6 ottobre – Lodiamo il Signore per il dono che è san Bruno per noi
Per nove giorni, con la preghiera e la gioia di stare insieme ci siamo preparati a celebrare la festa di san Bruno, che abbiamo vissuto in comunione con tutti i certosini che continuano a far risplendere il carisma del nostro celeste patrono. La giornata è iniziata con la preghiera delle Lodi, guidate da mons. Angelo Casile, nostro carissimo parroco.
In seguito, abbiamo ringraziato il Signore con la Messa delle 11:30 presieduta dal caro don Davide Tauro, vicario parrocchiale. Nell’omelia, don Davide ci ha invitati a imitare san Bruno, uomo di grande espressione spirituale e culturale e soprattutto uomo del silenzio e della luce, uomo afferrato dall’amore di Dio e capace di vivere solo di questo amore. Anche noi seguendo san Bruno scopriamo nel silenzio la voce di Dio aiutati dalla prima lettura scandita da due verbi importanti: ricordati e non dimenticare! Non dimentichiamo la nostra storia insieme a Dio e facciamo memoria di tutto il cammino che il Signore ci ha fatto percorrere insieme a lui e accogliamo l’invito che Gesù ci fa nel vangelo: stare pronti e vigilare.
Chi veglia tiene gli occhi aperti e sceglie, come san Bruno, di stare lontano dall’apparire. San Bruno è l’uomo della vita nascosta, dell’interiorità e del silenzio. In una società che vive all’insegna del rumore, della frenesia, della sovrabbondanza di informazioni, impariamo da san Bruno a vivere il primato di Dio nelle nostre scelte e di immergerci nel silenzio di Dio, che si rivela con tutto il suo ineffabile amore.
Alle 18.30, con il cuore in festa, abbiamo accolto S.E. Mons. Cesare Di Pietro, vescovo ausiliare di Messina – Lipari – Santa Lucia del Mela. Ecco i pensieri che ci ha regalato nel saluto e poi nell’omelia:
«Fratelli e sorelle carissimi, cantiamo col cuore in festa questa sera, con il nostro don Angelo, vostro parroco, i fratelli diaconi e tutti noi, perché nel cammino verso il regno, il Signore ci dona in san Bruno un compagno di viaggio molto prezioso che ci porta per mano sulla via della santità».
«Carissimi, ho attraversato molto volentieri stasera lo stretto sul ponte dell’amicizia nei confronti del vostro parroco don Angelo Casile, al quale mi legano sentimenti sinceri di stima e di affetto fraterno e sul ponte della fraternità tra le nostre chiese sorelle quella di Messina, che qui rappresento come vescovo ausiliare, e quella di Reggio Calabria quindi rivolgo un pensiero fraterno al carissimo vostro arcivescovo Fortunato e a tutti voi che siete parimenti fortunati di avere come patrono san Bruno abate che sono lieto di festeggiare stasera insieme a voi unendo la mia preghiera alla vostra in questa Eucaristia.
La parola di Dio ci fa percorrere un itinerario spirituale sulle orme di san Bruno per cercare di carpire il segreto della sua santità e di farlo nostro. “Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto”, ci invita l’autore sacro nella prima lettura tratta dal libro del Deuteronomio (8,2-5), cioè l’invito ad una profonda verifica della nostra vita ispirata ad una profonda gratitudine al Signore.
Sì, sono tante le prove a cui siamo stati sottoposti, ma sono prove di amore, prove di fedeltà, prove in cui abbiamo sperimentato la provvidenza di Dio, la manna che ci è piovuta dal cielo, la gratuità di Dio. E quindi questo cammino di santificazione che cos’è? Cos’è, ci dice san Bruno, è una vita affascinante, per nulla banale, una vita che, come quella di tutti i santi, ha dei tratti comuni ma anche con connotati di forte originalità.
Le vite dei santi sono vite accese di entusiasmo in questo percorso di vita, in questo pellegrinaggio terreno, infiammate dall’amore, dalla passione, vite per nulla insignificanti, mentre tante volte conduciamo una vita soltanto orientata alle cose terrene, ci sentiamo depressi, demotivati, a volte ci attraversa questo mal di vivere, questo senso di angoscia esistenziale. Le vite dei santi che sono state sempre considerate una fonte di spiritualità molto ricca, per quanto secondaria rispetto alla parola di Dio e alla vita liturgico-sacramentale, devono continuare ad alimentare come sorgente di acqua viva la nostra amicizia con Gesù.
Essere chiamati alla santità significa essere chiamati a una vita felice ma complessa perché attraversata dalle croci, ma le croci fanno parte dell’umanità, della nostra vita umana, quando abbiamo un bagaglio in più questo dono di Dio di amicizia con il Signore, la vita diventa carica di fascino carica di entusiasmo, mentre siamo portati a pensare che la vita cristiana sia triste e noiosa. San Bruno che parte dalla Germania, attraversa la Francia, arriva a Roma e infine approda in Calabria e fonda qui la Certosa, è un esempio per tutti noi. Ma siamo consapevoli che la vita cristiana è una vita felice? Oppure ci sembra che sia una noia mortale? Questa è una verifica da fare, soprattutto con questa verifica del cammino che il Signore ci ha fatto percorrere insieme a lui, cantando con il salmista “Benedici il Signore anima mia, quanto è in me benedica il tuo santo nome non dimenticare tanti suoi benefici” (Salmo 102,1-2). Tanti sono benefici che il Signore ci ha fatto.
Nella seconda lettura (Romani 8,22-30), san Paolo ci dice che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” che sono stati chiamati secondo il suo disegno d’amore. È bellissimo questo: c’è un disegno d’amore che non è un destino ineluttabile, una vita ispirata da Dio, dal suo progetto di salvezza che san Bruno asseconda fedelmente, sempre sotto la guida dei pastori della Chiesa, che lo aiutano a discernere la sua vocazione e lo orientano nelle varie tappe del suo cammino. Pensate a quel fatto emblematico quando arriva a Grenoble e il vescovo Ugo, che era stato anche suo allievo, ha un sogno premonitore: vede sette stelle che guidano sette uomini di Dio verso la valle della grande Charteuse. Subito dopo arriva lui, san Bruno con i suoi primi sei seguaci e lui li orienta subito verso quella valle e lì fonda la grande Certosa.
San Bruno è stato uno che ha valorizzato i suoi talenti: aveva una grande capacità intellettuale e l’ha messa a punto studiando filosofia e teologia, dandosi anche all’insegnamento, però poi si è fatto guidare dalla mediazione della Chiesa, attraverso i pastori. Un primo punto di verifica che vi lascio è: Siete consapevoli dei doni di Dio? Dei benefici che lui ci ha fatto? Il secondo: abbiamo messo a frutto, mi ci metto anch’io in questo itinerario di verifica, non ne sono estraneo ovviamente fratelli miei, “per voi sono vescovo, con voi sono cristiano”, vorrei dire con sant’Agostino. Abbiamo messo a frutto i talenti che il Signore ci ha donato? Ci siamo affidati alla mediazione dei pastori della Chiesa? O abbiamo fatto tutto di testa nostra?
Guardiamo ancora all’anima segreta di san Bruno, qual è una delle chiavi della sua santità? L’apertura del cuore all’Altro e agli altri, lui si è fatto davvero servo di Dio e servo degli uomini, amico del genere umano. Nel brano evangelico odierno (Lc 12,35-40), ridonda questa parola “servizio” che è declinata in una triplice dimensione: il nostro servizio verso Dio, il nostro servizio verso gli altri e poi c’è la terza dimensione ancora più sorprendente: Dio che si fa servo degli uomini, che si cinge le vesti, ci mette a tavola, segno dell’Eucaristia e del banchetto nel regno, e passa a servirci.
Ho letto una cosa molto bella, che mi ha stupito, i primi monaci di Serra San Bruno, insegnavano anche dei mestieri ai padri di famiglia, avevano avviato una sorta di scuola professionale. Significa che la preghiera non li chiudeva in se stessi, ma li proiettava in una dimensione sociale molto importante, cioè attrezzare culturalmente, professionalmente le famiglie perché potessero avere una sussistenza dignitosa attraverso un lavoro onesto.
“Io ti ho messo alla prova”, dice il Signore, ma questa prova non era fine a se stessa, era appunto per accompagnarti nel cammino della fedeltà e per farti sperimentare il mio aiuto. Anche san Bruno ha subito varie prove nella sua esistenza che hanno vagliato l’autenticità della sua scelta di vita. Se le nostre scelte fossero lisce come l’olio, senza nessun ostacolo, dovremmo avere il dubbio che non abbiamo una vera consistenza. E non parlo solo di una scelta sacerdotale, ma di una scelta familiare. Perché tanti matrimoni si sgretolano al primo ostacolo? Forse perché non hanno radicamento nella fedeltà e nell’autenticità. Come l’oro nel crogiolo anche la nostra vita umana e spirituale dev’essere vagliata perché sia sempre più preziosa.
Quali sono state le prove con Bruno? Bruno aveva una grande inclinazione alla preghiera, all’incontro con Gesù, alla contemplazione, però sembrava che gli altri volessero distoglierlo da questo proposito, fin dagli inizi. Il vescovo che lo ordina sacerdote, il vescovo di Reims chiama san Bruno all’insegnamento nella stessa università dove lui si era appena laureato in teologia. Poi dopo qualche tempo, san Bruno sceglie la vita contemplativa e un altro suo allievo, divenuto papa col nome di Urbano II, Oddone di Chatillon, lo chiama a collaborare con lui a Roma, lo vuole alla curia romana – come è stato anche il vostro parroco lì a Roma – e in quel soggiorno romano si mette a sbrigare gli affari della Santa Sede come consigliere fidato del Papa del tempo, però sente che il suo orientamento alla preghiera viene impoverito dal suo lavoro.
Cosa succede? Anche a noi, capita spesso questa fatica nel dosare i tempi da dedicare alla preghiera con quelli dello studio, con quelli del lavoro, con quelli del tempo libero, diciamo la verità: siamo assorbiti da tante cose che facciamo fatica a mettere in equilibrio nel giusto ordine, nella giusta scala di valori tutte le dimensioni della nostra vita. Anche per noi sacerdoti e per noi vescovi, che siamo implicati in tanti impegni pastorali, c’è una sorta di tirannia che sembra volerci distogliere, soprattutto oggi con questi cellulari che ci vorrebbero catturare a tutte le ore e se non rispondiamo al primo squillo, quasi siamo indotti a chiedere scusa, come se avessimo la vocazione a fare i centralinisti.
Come fare a salvarci da questa tirannia e scegliere come mettere al centro ciò che è essenziale, ciò che è prioritario da cui poi tutto il resto discende perché c’è un respiro dell’anima che è la preghiera senza il quale rischiamo di morire di asfissia, di morire per soffocamento e allora non abbiamo più nulla da dire e da dare anche noi preti. È la preghiera il respiro dell’anima, ci ripete stasera il nostro san Bruno che ci previene, che ci preserva dal restare soffocati sotto il peso di mille cose da fare e di tutte le incombenze quotidiane.
C’è una frenesia a volte che ci avvolge e diciamo non c’è tempo, non abbiamo tempo siamo presi dalla fretta, quando invece il tempo quando restiamo inginocchiati davanti al Santissimo Sacramento è quello meglio speso e per noi preti quello più fecondo, – saluto anche don Giacomo D’Anna che ci ha raggiunti, un altro caro amico –, pensate com’è bello potersi ritagliare un po’ di tempo, un piccolo eremo, una piccola certosa nella nostra stanza in cui possiamo affidarci al Padre, che vede nel segreto, perché ci dia la forza di andare avanti e compiere bene il bene.
Infine, quando viene eletto a Reims il vescovo Manasse, san Bruno si allontana dalla città perché non approva pubblicamente l’agire non corretto secondo Dio di questo vescovo che aveva un comportamento avido e disonesto, purtroppo anche per i pastori si può verificare questa modalità antievangelica. E noi? Abbiamo lo stesso coraggio di girare i tacchi di fronte al male? Oppure restiamo complici o conniventi? Anche solo col nostro silenzio pavido impaurito o compiacente? San Bruno allora decise di allontanarsi dalla citta di Reims.
Noi stasera vogliamo chiedere a san Bruno di non allontanarsi mai da Reggio Calabria, dalla nostra chiesa, dalle nostre famiglie, dalle nostre vite ma di soccorrerci con la sua potente intercessione, con il suo esempio luminoso, perché possiamo avere sempre le cinture ai fianchi, cioè una vita aderente al vangelo e le lampade accese, come ci esorta Gesù nel vangelo, le lampade della preghiera, della vita spirituale, sempre ardenti dentro di noi per poter gustare questa festa senza fine del Signore, che viene a servirci e quasi a sorprendersi come si sorprese per san Bruno.
Oso pensare che Dio ad un certo punto si possa anche meravigliare quando qualche suo figlio come san Bruno si comporta in maniera così stupenda e dire: “Guarda, grazie sei stato veramente un figlio devoto, un figlio che io ho amato comunque anche quando ti eri allontanato da me, come il figlio prodigo, ma mi hai saputo sorprendere e per questo vieni, entra nella gioia del tuo Signore”. Auguri a tutti voi».
Dopo il ringraziamento di don Angelo al vescovo Cesare, per il dono prezioso della sua presenza e della sua parola, al termine della liturgia, animata in modo sublime dal Coro della Divina Misericordia, guidato splendidamente dal M° Pierluigi Romeo, il vescovo Cesare ha benedetto le panelle, piccoli pani bianchi che ci ricordano la carità dei padri certosini, come segno da portare a casa e condividere con i nostri cari.
La giornata si è conclusa con lo spettacolo di “Joe Pugliese Group”, un percorso musicale attraverso indimenticabili armonie e canzoni che portiamo nel cuore.