I quadri di Dorbes

Il 2 ottobre 2024 P. Ignazio Iannizzotto, Priore della Certosa di San Bruno in Serra San Bruno (VV), ha visitato eccezionalmente la Parrocchia di San Bruno in Reggio Calabria, la prima al mondo dedicata al santo Certosino, e ha maturato l’idea di realizzare un importante dono alla Parrocchia. Successivamente, in data 26 novembre 2024, P. Ignazio ha donato alla Parrocchia di San Bruno quattro dipinti (olio su tela), raffiguranti Episodi della vita di san Bruno, realizzati dal pittore Oreste Dorbes. I quattro quadri, in buon stato di conservazione, hanno ciascuno una cornice rettangolare in legno dorato (larg. cm 8,5) e recano in basso a destra firma dell’autore e anno di esecuzione; “Dorbes / 1959”. Sul retro delle quattro tele non si rileva presenza di iscrizioni. Di seguito si offre la descrizione dei singoli dipinti:

San Bruno e sei Cavalieri che incontrano Ugo, Vescovo di Grenoble

Il quadro (cm 142 x 230) raffigura san Bruno e i suoi Compagni in vesti di cavalieri del tempo. Il vescovo Ugo, nato nel 1053 a Châteauneuf-sur-Isère in Francia e vecchio allievo di san Bruno a Reims, nel 1084 ricevette con gioia san Bruno e i suoi sei Compagni: maestro Landuino, che succedette a san Bruno alla guida di Certosa; i due Stefano, quello di Bourg e quello di Die, canonici di san Rufo che con il permesso del loro abate, si erano uniti a Bruno, desiderosi anch’essi di condurre vita solitaria; Ugo, chiamato il cappellano, perché era l’unico tra loro ad essere sacerdote; e due laici, o conversi, Andrea e Guerino. Bruno e i suoi compagni erano in ricerca di un posto adatto alla vita eremitica, non avendone ancora trovato uno.
Il vescovo Ugo, riconoscendo nel piccolo gruppo di sette persone le sette stelle su un monte viste in un sogno nel corso della notte, li inviò in un luogo selvaggio e inaccessibile del deserto di Chartreuse, a quasi 1200 metri di altitudine, sul lato francese del Monte Bianco, dove fu eretta la prima Certosa. San Bruno è inginocchiato davanti al vescovo Ugo, riccamente vestito con un piviale dorato su una talare rossa e una cotta merlettata. Dietro il vescovo sono rappresentati tre curiali, di cui uno monaco poiché il vescovo Ugo fu fondatore dell’Ordine monastico di Chalais. L’incontro avviene nel cortile dell’episcopio, rappresentato con porte aperte per esprimere la pronta accoglienza del vescovo. Sullo sfondo, in un cielo notturno e stellato, si erge un monte, che rimanda al Monte Bianco, costellato da sette stelle e sormontato da una croce luminosa.

San Bruno e sei Certosini che ascoltano San Pietro e la Vergine Maria

Il quadro (cm 143 x 230,5) ritrae san Bruno, con bastone e sacca, inginocchiato ai piedi di san Pietro, riconoscibile dalle chiavi in mano, e indicante la strada da seguire, poiché san Bruno riconosce nel luogo dove oggi sorge la certosa il posto che Dio gli ha indicato a San Pierre de Chartreuse, l’ultimo villaggio prima del deserto della Certosa. Dietro san Pietro, appare la Vergine Maria, rappresentata su una nuvola e con raggi dorati che richiamano la Vergine di Guadalupe. La Vergine Maria è in atteggiamento di preghiera con le braccia incrociate, secondo la tradizione orientale, ed è accanto alla chiesa, dedicata a Santa Maria in Casalibus, che san Bruno e i primi sei Certosini, raffigurati con l’abito classico certosino, costruirono in pietra e consacrarono nel 1085, mentre le piccole abitazioni (casette da cui Casalibus) dei certosini erano costruite in legno e paglia. Il deserto montuoso e roccioso che fa da sfondo è caratterizzato dal Monte Bianco innevato e da rovi che germogliano in foglie verdì, nasce un nuovo Ordine monastico: i Certosini. Anche il deserto può fiorire, come profetizzato da Isaia (35,1).
In senso spirituale, la via indicata da san Pietro è la Chiesa, poiché la sua mano indica la chiesa con la porta aperta sormontata da una croce e con Maria in preghiera. Ecco la via della salvezza! Di questa vita interamente dedicata a Dio e ritirata dal mondo, san Bruno ha lasciato delle immagini ardenti: «Ciò che la solitudine ed il silenzio del deserto recano di utile e di divino a coloro che li amano, lo sanno solo coloro che ne hanno fatto l’esperienza. […] Qui ci si applica ad acquisire quell’occhio, il cui limpido sguardo ferisce d’amore lo sposo divino, e la cui purezza fa vedere Dio (Lettera a Rodolfo il Verde, 6).

San Bruno appare in sogno a Ruggero, Conte di Calabria e Puglia

Il quadro (cm 138,5 x 227) rappresenta san Bruno che appare a Ruggero d’Altavilla, conte di Calabria e Puglia e fratello di Roberto il Guiscardo. Nel 1090, Papa Urbano II, chiamò a Roma san Bruno, suo maestro, come consigliere. San Bruno rispose in obbedienza, ma non poté sostenere l’agitazione e i costumi della Curia. Desideroso di riabbracciare la quiete e la solitudine dell’eremo, lasciò la corte papale. Avendo rifiutato l’arcivescovado di Reggio, per il quale era stato nominato per volere del Papa, si ritirò nelle attuali Serre Calabresi.
Nel 1091, il conte Ruggero, impegnato a difendere la Calabria dai Saraceni, scoprì san Bruno in un eremo, ricavato in una grotta, tra i boschi dell’attuale Serra San Bruno. Una notte, durante l’assedio di Capua, san Bruno apparve in sogno al conte Ruggero, raffigurato nel quadro coricato nel sontuoso letto, svelando una congiura contro di lui da parte di Sergio, uno dei suoi sudditi, riconoscibile nel soldato con la “S” sul davanti. Lo sfondo del quadro ritrae l’accampamento del Conte, disegnato con ricchezza di particolari e posto al limitare di una città collocata ai piedi di un monte, verosimilmente riconducibile al Monte Bianco, dove nacque l’esperienza certosina.
Scampato il pericolo e divenuti amici, il conte Ruggero concesse a san Bruno il terreno per costruire l’attuale Certosa di Serra San Bruno e contemplare il Signore in preghiera e nel silenzio: «Vivo con dei fratelli, alcuni dei quali uomini assai colti, in un deserto di Calabria, abbastanza distante dalle abitazioni degli uomini; qui essi, perseverando e vigilanti in una vita santa, aspettando il ritorno del loro Maestro, per aprirgli non appena busserà» (Lettera a Rodolfo il Verde, 4). Il Conte morì a Mileto all’età di settant’anni, nel luglio del 1101, assistito da san Bruno.

San Bruno e due Certosini in preghiera e penitenza nelle acque di Serra

Il quadro (cm 139,5 x 227) riproduce san Bruno e due Certosini in preghiera e penitenza nelle acque del laghetto di Serra.
Tra le Serre Calabresi, tra i fitti boschi che gli ricordavano quelli della terra di Colonia, san Bruno poté realizzare nuovamente il suo ideale di vita solitaria nell’Eremo di Santa Maria del Bosco e nella Certosa di Santo Stefano, oggi dei Santi Stefano e Bruno, trascorrendo il resto della vita, fino alla morte avvenuta domenica 6 ottobre 1101, come padre di un’ampia comunità di monaci chierici e laici.
Il quadro ritrae san Bruno, in uno sfolgorio di luce blu che scende dall’alto, immerso in preghiera con le mani alzate e inginocchiato nelle acque di Serra, assieme a due certosini inginocchiati e in atteggiamento di preghiera, uno con le mani incrociate e l’altro con il rosario in mano, poiché ne è storicamente provato l’uso tra i certosini fin dalle origini.
Lo sfondo è quello di un deserto roccioso, con rovi che germogliano, come già visto nel quadro 2, e il Monte Bianco in alto a ricondurre a unità l’esperienza della Certosa di Serra con quella della prima Certosa.
San Bruno, dopo aver ricevuto Landuino, priore della prima Certosa, indirizzò agli amati fratelli della prima Certosa, una lettera ricca di sensibilità e tenerezza tutta paterna: «Egli [Landuino] mi ha parlato del vostro santo amore, del vostro instancabile zelo per tutto ciò che riguarda la purezza di cuore e la virtù: il mio spirito esulta per questo nel Signore. Rallegratevi dunque, fratelli miei carissimi, per la vostra sorte beata e per la generosità della grazia divina riversata su di voi. Rallegratevi per essere sfuggiti alle acque inquiete di questo mondo, dove abbondano i pericoli e i naufragi. Rallegratevi per avere ricevuto in sorte il tranquillo riposo e la sicurezza di un porto nascosto» (Lettera ai suoi fratelli certosini, 1-2).

Note biografiche sul pittore Oreste Dorbes

Oreste Dorbes è un pittore e illustratore vissuto a Cittadella (Padova) dal 1897 al 1977. Le poche notizie reperite in merito a tale artista lo indicano di origine triestina e pittore autodidatta. Risulta che egli abbia partecipato, come legionario artigliere alla Campagna d’Africa, rimanendo oltremare per alcuni anni. Anch’egli, al pari di altri artisti-soldati, trae dalla propria esperienza africana un nutrito gruppo di lavori, ossia 107 opere, comprendenti oli, disegni e qualche scultura. Tutti questi lavori furono esposti nel maggio 1940 in una Mostra personale allestita in una sala del Palazzo del Tergesteo a Trieste. Risulta, inoltre, che l’artista abbia partecipato alla Biennale di Venezia del 1942.