Gesù Cristo fu sepolto (Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 624-630)
624 «Per la grazia di Dio, egli» ha provato «la morte a vantaggio di tutti» (Eb 2,9). Nel suo disegno di salvezza, Dio ha disposto che il Figlio suo non solamente morisse « per i nostri peccati » (1 Cor 15,3), ma anche «provasse la morte», ossia conoscesse lo stato di morte, lo stato di separazione tra la sua anima e il suo corpo per il tempo compreso tra il momento in cui egli è spirato sulla croce e il momento in cui è risuscitato. Questo stato di Cristo morto è il mistero del sepolcro e della discesa agli inferi. È il mistero del Sabato Santo in cui Cristo deposto nel sepolcro manifesta il grande riposo sabbatico di Dio dopo il compimento della salvezza degli uomini che mette in pace l’universo intero.
Cristo nel sepolcro con il suo corpo
625 La permanenza di Cristo nella tomba costituisce il legame reale tra lo stato di passibilità di Cristo prima della pasqua e il suo stato attuale glorioso di risorto. È la medesima persona del «Vivente» che può dire: «Io ero morto, ma ora vivo per sempre» (Ap 1,18). «Ed è questo il mistero del disegno di Dio circa la morte e la risurrezione dai morti: se pure non ha impedito che con la morte l’anima fosse separata dal corpo secondo l’ordine necessario della natura, li ha riuniti di nuovo insieme mediante la risurrezione, in modo che egli stesso divenisse punto d’incontro della morte e della vita, arrestando in se stesso la disgregazione della natura causata dalla morte, e insieme divenendo lui stesso principio di riunificazione degli elementi separati» (San Gregorio di Nissa, Oratio catechetica, 16, 9).
626 Poiché l’«Autore della vita» che è stato ucciso è anche il Vivente che «è risuscitato», necessariamente la Persona divina del Figlio di Dio ha continuato ad assumere la sua anima e il suo corpo separati tra di loro dalla morte: «La Persona unica non si è trovata divisa in due persone dal fatto che alla morte di Cristo l’anima è stata separata dalla carne; poiché il corpo e l’anima di Cristo sono esistiti al medesimo titolo fin da principio nella Persona del Verbo; e nella morte, sebbene separati l’uno dall’altra, sono restati ciascuno con la medesima ed unica Persona del Verbo» (San Giovanni Damasceno, Expositio fidei, 71).
«Non lascerai che il tuo Santo veda la corruzione»
627 La morte di Cristo è stata una vera morte in quanto ha messo fine alla sua esistenza umana terrena. Ma a causa dell’unione che la persona del Figlio ha mantenuto con il suo corpo, non si è trattato di uno spogliamento mortale come gli altri, perché «non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere» (At 2,24) e perciò «la virtù divina ha preservato il corpo di Cristo dalla corruzione». Di Cristo si può dire contemporaneamente: «Fu eliminato dalla terra dei viventi» (Is 53,8) e: «Il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo Santo veda la corruzione» (At 2,26-27). La risurrezione di Gesù «il terzo giorno» (1 Cor 15,4; Lc 24,46) ne era il segno, anche perché si credeva che la corruzione si manifestasse a partire dal quarto giorno.
«Sepolti con Cristo…»
628 Il Battesimo, il cui segno originale e plenario è l’immersione, significa efficacemente la discesa nella tomba del cristiano che muore al peccato con Cristo in vista di una vita nuova: «Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,4).
629 A beneficio di ogni uomo Gesù ha provato la morte. Colui che è morto e che è stato sepolto è veramente il Figlio di Dio fatto uomo.
630 Durante la permanenza di Cristo nella tomba, la sua Persona divina ha continuato ad assumere sia la sua anima che il suo corpo, separati però tra di loro dalla morte. È per questo che il corpo di Cristo morto «non ha subito la corruzione» (At 13,37).
