«Le quattro settimane di Avvento ci incoraggiano a riconoscere la misteriosa presenza del Signore che squarcia i cieli per visitare il nostro presente e colmarlo del chiarore della sua luce e della fragranza del suo profumo.
La memoria degli eventi che riguardano il Cristo, morto e risorto ha inizio con l’Avvento, nel quale la liturgia ci educa a riscoprire l’attesa, vivere la speranza e coltivare l’esultanza per la venuta di Cristo nella storia e per il suo ritorno nella Parusia: nel primo Avvento Egli ha portato a compimento le antiche promesse e salvato ciò che era perduto, in quello finale ci prenderà con sé e ci chiamerà a possedere il regno promesso. Fare memoria grata dell’Avvento storico, scoprire con gioia quello intermedio e attendere vigilanti quello escatologico è un esercizio spirituale attraverso il quale possiamo prepararci a celebrare con stupore e commozione il Natale del Signore che, svuotando sé stesso e assumendo la condizione di servo (cfr. Fil 2,7), si ‘abbrevia’ per abitare in mezzo a noi (cfr. Gv 1,14)» (+ Giuseppe Baturi, Segretario Generale della CEI)
1ª DOMENICA DI AVVENTO – IL DESIDERIO

Il desiderio è questa la qualità da cui partire come cercatori di Dio. Occorre sognare qualcosa di buono che va oltre ciò che abbiamo tra le mani. Occorre guardare in alto, indagare il mistero, innamorarsi di un obbiettivo e fare il possibile per raggiungerlo. La prima lettura ci presenta il sogno di Isaia: una pace molto concreta, dove gli strumenti di morte vengono riforgiati in strumenti di vita; la fiducia di ritrovare, con la regalità di Dio sul mondo, solidità, giustizia e vita. Il Vangelo mette in guardia da ciò che distrae e fuorvia dall’incontro con Dio: esorta a essere sempre svegli, vigili, pronti.
Vangelo (Matteo 24,37-44)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Commento – L’evangelista Matteo ci accompagna in questo nuovo anno liturgico. Oggi ci introduce nel Tempo di Avvento, nell’attesa di un Dio che ha sempre da nascere, incamminato e straniero in un mondo dal cuore distratto, oggi “come ai giorni di Noè, quando non si accorsero di nulla”. È possibile vivere così, distratti, senza sogni e senza mistero. È possibile vivere senza accorgersi dei tanti volti che ci attorniano, ed è questo il grande diluvio che spazza via tutto! I giorni di Noè sono i miei, quando dimentico che il segreto della vita è oltre me, quando non sono più capace di pensare in grande, di sognare più pace e giustizia per tutti e per il mondo intero. Chiediamo insieme al Signore che venga sempre di nuovo nella nostra vita e nel nostro tempo a scuoterci, a svegliarci e a farci partecipi del suo sogno. Perché con la preghiera e con le nostre piccole e grandi azioni ci facciamo con Lui artefici dell’avvento di un mondo nuovo dove chi è piccolo, povero, malato, perseguitato non sia più dimenticato e scartato.
2ª DOMENICA DI AVVENTO – LA CONVERSIONE

La conversione è la seconda qualità dei cercatori di Dio e rivela la disponibilità al cambiamento. Dio è sempre più avanti di noi. Nella realtà terrena, tutti hanno un margine per crescere guardando alla sua immensa grandezza. E tutti necessitano, pur in aspetti differenti, di conversione. Alle nuove descrizioni simboliche e suggestive del sogno di Isaia (equità, riconciliazione, pienezza) e all’esortazione all’accoglienza di san Paolo, la liturgia aggiunge la figura sanguigna e radicale di Giovanni Battista. Ha l’ardore di un profeta coerente, che non fa sconti a se stesso. Prima di indicare la via ad altri, ha scelto di viverla in prima persona nella pura essenzialità del deserto.
Vangelo (Matteo 3,1-12)
In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Commento (Efrem Siro, Inni sulla natività, 23,5-6)
La tua nascita, mio Signore, è divenuta a sua volta madre delle creature. Solo per questo tu sei nato, per far nascere gli uomini a tua immagine. Ecco, la tua nascita fa nascere tutti. Quando ormai la speranza degli uomini era svanita, è la tua nascita che la fa rifiorire. Lieta speranza annunciano le schiere celesti agli uomini. Satana, che aveva distrutto la nostra speranza, distrusse la sua con le sue stesse mani, quando vide ricomparsa la speranza. Per i senza speranza la tua nascita divenne sorgente da cui sgorga speranza. Lode alla Speranza, che ci ha portato la lieta novella.
Il tempo di Avvento che stiamo vivendo è un tempo di attesa; ma non di attesa vuota, né di attesa vana. È un’attesa piena di speranza. Anche la malattia è un tempo di attesa ed è un tempo di speranza.
La nostra speranza si fonda su Cristo: Egli è Dio fatto uomo per salvarci. Egli è venuto a liberarci dal peccato, dal male, dalla morte. Egli è morto per donarci la vita, la vita vera ed eterna. Quando tutto sembrava perduto, la nascita di Cristo fa rifiorire la speranza. Ecco la lieta notizia che oggi ci viene annunciata. Questo accade anche nella nostra vita: quando le aspettative umane sembrano venire meno e la delusione e la tristezza vorrebbero impadronirsi della nostra vita, ecco che Cristo viene, si fa accanto a noi, bussa alla porta del nostro cuore. Egli vuole venire, ancora una volta, nella nostra vita, per portarvi la luce, il calore, la consolazione, la pace. Apriamo allora le nostre porte a Gesù, alla sua potenza salvifica. Apriamo le porte della nostra vita alla speranza, sapendo che Dio ci ama e che ci dona il suo amore, e che, quindi, la speranza cristiana non delude.
3ª DOMENICA DI AVVENTO – LA GIOIA

La gioia è la terza qualità dei cercatori di Dio; è una qualità a volte dimenticata, eppure benedetta! Qualcuno pensa che la privazione, la fatica, il dolore siano strade privilegiate per incontrarlo. Ma, se è vero che Dio ci ama, non può essere felice della nostra sofferenza; non può rinnegare doni e opportunità che ci ha dato. Certamente, sa che certi disagi sono il prezzo della libertà degli esseri umani; sa che i limiti della nostra natura sono la consapevolezza che qui siamo soltanto di passaggio; sa che ogni male sarà definitivamente riconosciuto e superato nel regno dei cieli. Per questo possiamo già gioire fin d’ora, nell’attesa: la liberazione è più vicina di quanto pensiamo. Il sogno di liberazione e guarigione del profeta Isaia diventa realtà nelle opere di Gesù Cristo, citate da lui stesso nel Vangelo: ciechi che vedono, sordi che odono, zoppi che camminano, morti che risuscitano… segni di una speranza concreta per tutti i poveri della terra.
Vangelo (Matteo 11,2-11)
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più
piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
Commento (cfr. San Giovanni Paolo II, Omelia, 16 dicembre 2001)
Per quanti sono scoraggiati e sfiduciati risuona la “buona novella” della salvezza: Gioia e felicità seguiranno i riscattati dal Signore e fuggiranno tristezza e pianto (cfr. Is 35,10). Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio… Egli viene a salvarvi (Is 35,4). Quanta fiducia infonde questa profezia messianica, che lascia intravvedere la vera e definitiva liberazione, realizzata da Gesù Cristo! In effetti, nella pagina evangelica che è stata proclamata, Gesù, rispondendo alla domanda dei discepoli di Giovanni Battista, applica a se stesso quanto aveva affermato Isaia: è Lui il Messia atteso.
Andate – egli dice – e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella (Mt 11,4-5). Sta qui la ragione profonda della nostra gioia: in Cristo si è compiuto il tempo dell’attesa. Dio ha finalmente realizzato la salvezza per ogni uomo e per tutta l’umanità. Con questa intima convinzione ci prepariamo a celebrare la festa del Santo Natale, evento straordinario che riaccende i nostri cuori di speranza e di spirituale letizia.

