Incontro dei Gruppi di P. Pio

Pubblicato giorno 2 giugno 2019 - notizie

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Ormai da qualche anno è diventato un appuntamento abituale quello del 25 maggio per i Gruppi di preghiera di Padre Pio, nel quale ritrovarsi insieme per festeggiare l’anniversario della nascita del loro fondatore. Quest’anno con un motivo in più: la recente nomina, da parte di S.E. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, nostro Arcivescovo, quale assistente spirituale diocesano dei gruppi di Padre Antonio Marranchella, cappuccino e quindi confratello di San Pio da Pietrelcina, nonché superiore della Basilica di S. Maria Madre della Consolazione all’Eremo.

Una nomina tanto attesa e che quest’anno ha dato all’incontro una valenza speciale. Infatti, è stata la prima occasione ufficiale per P. Antonio di incontrare i rappresentanti dei gruppi della diocesi, convenuti nella chiesa parrocchiale di San Bruno, ospiti di Mons. Angelo Casile, parroco, e del gruppo di preghiera che qui è costituito, per una solenne concelebrazione eucaristica, alla quale ha preso parte anche, in rappresentanza del gruppo di Pellaro, il viceparroco Don Giovanni Giordano, in un’atmosfera festosa e familiare.

«Quest’incontro è un’occasione per fare memoria della nostra identità e anche dello scopo dei gruppi» ha esordito P. Antonio iniziando l’omelia. «La missione dei gruppi implica un’appartenenza che non è generica, ma presuppone una precisa identità, in aderenza a Cristo e alla Chiesa», ha poi voluto sottolineare, richiamando i membri dei gruppi a fare in modo che ognuno possa crescere e maturare in questa appartenenza.

«Abbiamo un compito, portare agli altri Cristo, non noi stessi», ha ribadito. «In sintesi il mandato di Cristo: “Io vi ho scelto e vi ho mandato” (cfr Gv 15,16) è una scelta totalizzante, che non può accettare compromessi, né vendersi per un posto al sole ma implica accogliere la grazia che Dio ci dona nei carismi personali e metterla a frutto a servizio degli altri».

«Nelle opere – ha detto P. Antonio – emerge “la fecondità dell’obbedienza”, di quell’essere strumento, come lo è stato San Pio, di una missione che ci appartiene in quanto “carne viva di Cristo”». Ha invitato dunque tutti «a crescere nella certezza di una identità di scopo che risiede nel carisma espresso dal fondatore San Pio da Pietrelcina, che vuol dire aiutarsi reciprocamente, “essere carne viva gli uni degli altri”».

«I gruppi o sono questa identità con cui si esprime tutta la missione o sono devozionismo bieco». Il monito di P. Antonio è stato dunque un richiamo forte, che ha lasciato impressa come il sigillo di un’appartenenza la consapevolezza che ognuno deve sentirsi parte di una eredità impegnativa.

Antonia Cogliandro

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