Settimana Santa

Pubblicato giorno 11 aprile 2019 - notizie

Croce

Viviamo con fede e gioia la Settimana Santa seguendo il seguente Programma.

Con il solenne ingresso di Gesù a Gerusalemme, che si celebra nella Domenica delle Palme, inizia la Settimana Santa che ci permette di rivivere la Passione, la Morte e la Risurrezione di Gesù Cristo. Gesù entra a Gerusalemme acclamato dalle folle come il Messia atteso da secoli, in lui trovano compimento le antiche profezie su un re mite e umile della dinastia di Davide, su un servo del Signore capace di offrire sé stesso a Dio. 

Nei giorni della Settimana Santa la liturgia rende presenti i misteri della salvezza: l’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio compiuta da Cristo, specialmente negli ultimi giorni della sua vita, per mezzo del mistero pasquale. Egli morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita. La Settimana Santa inizia con la Domenica delle Palme e della Passione del Signore, comprende le ferie dal lunedì al giovedì e culmina con il Triduo Pasquale che precede la Pasqua, cioè la domenica in cui si celebra la Risurrezione dai morti di Gesù Cristo.

La Pasqua è la più grande solennità della fede cristiana. Nel Concilio di Nicea (anno 325) tutte le Chiese si sono accordate perché la Pasqua cristiana sia celebrata la domenica che segue il plenilunio (che corrisponde al 14 del mese ebraico di Nisan) dopo l’equinozio di primavera (21 marzo). Così, la data della festa di Pasqua può variare tra il 22 marzo e il 25 aprile. Tutto lo sviluppo del ciclo pasquale, dall’inizio della Quaresima alla Pentecoste, e le date delle feste mobili dell’Anno liturgico dipendono dalla data della Pasqua. I riti religiosi della Settimana Santa, sono celebrati con solennità in tutte le chiese del mondo cristiano. 

Nella Domenica delle Palme la Chiesa fa memoria dell’ingresso di Cristo in Gerusalemme per compiervi il suo Mistero pasquale. Nella liturgia rivivono e si rivelano i due aspetti fondamentali della Pasqua: L’ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme e la memoria della Passione di Gesù. L’ingresso di Gesù a Gerusalemme, città in cui si compì il dono del suo amore totale per noi uomini, è ricordato con la Processione delle Palme, preludio alla Pasqua del Signore. La gente fa festa a Gesù: stende i mantelli sulla strada, agita le palme e lo acclama. La palma è il simbolo della vittoria e del trionfo di Gesù che, risorgendo, ha vinto la morte. La memoria della Passione di Gesù è presentata a partire dal profeta Isaia (50,4-7), che descrive le sofferenze di un servo mite e umile. Anche il il Salmo 21 è profezia della Passione: «Si dividono le mie vesti». San Paolo ci offre l’inno della lettera ai Filippesi (2,6-11) contemplazione la kènosi (svuotamento) di Dio fatto uomo. Il Vangelo ci offre il racconto della Passione secondo Luca (22,14 – ) con la mirabile promessa di Gesù al buon ladrone:  «Oggi con me sarai nel paradiso».

AltareIl Lunedì, Martedì e Mercoledì santo la Chiesa contempla in particolare il tradimento di Giuda per trenta denari. La prima lettura della Messa presenta i primi tre canti del Servo del Signore che si trovano nel libro del profeta Isaia (42,1-7; 49,1-6; 50,4-9). Durante questi giorni, Gesù e i suoi discepoli si prepararono a celebrare la Pasqua, festa principale per i Giudei. Gesù, però, conosceva molto bene che quelli erano gli ultimi giorni della sua vita; la Pasqua giudaica stava diventando la Pasqua di Gesù: il suo passaggio dalla morte alla vita. Perciò il Vangelo di questi giorni parla dell’intimità di Gesù con i suoi discepoli e di ciò che visse in quell’ultimo tempo: visitò i suoi amici di Betania, diede disposizioni per l’ultima cena e soffri profondamente per il tradimento di Giuda.

PresbiterioLa mattina del Giovedì santo non si celebra l’Eucaristia nelle parrocchie, perché viene celebrata la Messa del Crisma in ogni Diocesi, nella chiesa Cattedrale, presieduta dal Vescovo insieme a tutti i suoi presbiteri e diaconi. In questa messa vengono consacrati gli Olii Santi per i sacramenti (Battesimo, Cresima e Ordine, e Unzione degli Infermi) e i presbiteri rinnovano le promesse effettuate al momento della loro ordinazione.

Il Giovedì santo con la Messa nella Cena del Signore avviene il passaggio dal tempo quaresimale al Triduo Pasquale della Passione e Risurrezione del Signore, “culmine di tutto l’anno liturgico”, preparato nella Quaresima e prolungato nella gioia dei cinquanta giorni del tempo pasquale. Il Triduo continua il Venerdì santo nella Passione del Signore, nel Sabato santo ed ha il suo centro nella Veglia pasquale, che apre la Domenica di Pasqua del Signore.

La Messa nella Cena del Signore, che si apre con l’accoglienza degli Olii Santi, ci permette di celebrare la Santa Cena in cui Gesù istituisce l’Eucaristia e la affida alla Chiesa, attraverso l’Ordine sacro, assieme al Comandamento dell’amore. Si proclamano la solenne pagina biblica della Pasqua dell’Esodo (Es 12,1-8.11-14), il racconto della Cena del Signore descritta da san Paolo (1 Cor 11,23-26) e la narrazione della lavanda dei piedi ai discepoli con il Comandamento dell’amore a opera di san Giovanni (Gv 13,1-15). L’uso di ripetere il gesto di Gesù della lavanda dei piedi nasce a Gerusalemme nel VII secolo. Alla fine della celebrazione, si porta processionalmente l’Eucaristia all’Altare della reposizione per la comunione del giorno dopo e l’adorazione.

Il Venerdì santo è il primo giorno del digiuno pasquale. Commemora la Passione del Signore, di cui si legge il racconto secondo san Giovanni (Gv 18,1-19.42), preceduto dall’evocazione del Servo sofferente (Is 52,13 – 53,12) e dalla lettera agli Ebrei sul sacrificio di Cristo (Eb 4,15-16; 5,7-9). Segue la grande preghiera universale, servita da modello per tutte le altre lungo l’anno. Alla liturgia della Parola segue la solenne venerazione della Croce e la comunione al corpo di Cristo. La prima testimonianza liturgica del Venerdì santo risale alla pellegrina Egeria, del IV secolo: «In tale giorno, la comunità di Gerusalemme si riunisce sul Golgota e lì, dopo aver celebrato un ufficio di lettura, il vescovo presenta al popolo il legno autentico della croce del Signore, per la venerazione».

Il Sabato santo, secondo giorno (facoltativo) del digiuno pasquale, non comporta nessuna assemblea liturgica, fuori dalla Liturgia delle ore. La Chiesa osserva il silenzio: «Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è un grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme» (Da un’antica omelia sul Sabato santo).

La Veglia pasquale svolge la celebrazione della totalità del mistero di salvezza dell’uomo nella passione trionfale di Cristo: «Notte che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo Creatore» (Exultet). La Veglia si apre con il Liturgia della luce che presenta Cristo luce del mondo. Si benedice il fuoco nuovo dal quale si accende il cero pasquale e da esso le candele dei fedeli, che ascoltano il solenne annuncio della Pasqua, l’Exultet: «Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vittorioso dal sepolcro». Per prepararci a celebrare il mistero pasquale, la Liturgia della Parola ci offre sette letture dell’Antico Testamento, prima di quella dell’Apostolo e del Vangelo. L’assemblea risponde con il canto dei salmi e dei cantici, mentre la preghiera sacerdotale aiuta a interiorizzare in senso cristiano la parola ascoltata. Il canto del “Gloria” completa l’ascolto della legge e dei profeti, mentre suonano le campane. San Paolo ricorda che il battesimo è morte e risurrezione in Cristo; risuona quindi l’“Alleluia” trionfale che introduce al racconto evangelico del messaggio dell’angelo alle donne: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato» (Lc 24,4-6). Segue la Liturgia del Battesimo con la benedizione dell’acqua e la celebrazione del Battesimo, se ci sono battezzandi. La Veglia si conclude con la Liturgia Eucaristica, celebrazione della morte e risurrezione del Signore, e l’invio nel mondo: «Andate e portate a tutti la gioia del Signore Risorto. Alleluia! Alleluia!»

La Domenica di Pasqua si dedica alla contemplazione di Cristo risorto. Nella seconda messa di Pasqua, già attestata da sant’Agostino, san Pietro annuncia il primo “kerigma” della risurrezione (At 10,34a.37-43), san Paolo ci invita a possedere totalmente la vita nuova ricevuta dal Cristo risorto (Col 3,1-4, il Vangelo ci conduce, con san Giovanni e san Pietro, alla scoperta della tomba vuota (Gv 20,1-9). Nella messa vespertina del giorno di Pasqua viene letto il mirabile racconto della manifestazione di Gesù ai discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35). Così canta il mistero della Risurrezione del Signore Gesù l’antico e stupendo inno “Víctimæ pascháli láudes”:

Alla vittima pasquale, s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre.
Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa.
«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto; e vi precede in Galilea».
Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza.

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